La censura fa bene. Questa, in sintesi, la tesi sostenuta dal governo cinese all’indomani delle accuse rivoltegli da Google. Pechino ha, infatti, invitato le aziende a sostenere il controllo dello Stato su Internet: “L’opinione pubblica va guidata”. Poche, chiare parole che dimostrano come la Cina non abbia alcuna intenzione di fare un passo indietro sul fronte della censura dopo la minaccia da parte del motore di ricerca statunitense di abbandonare il Paese. Leggi il resto di questo articolo »
Sono passati quasi sei mesi dal grande blackout che aveva celato alla vista dei netizen cinesi le immagini della protesta nella provincia dello Xinjiang. Sei mesi in cui migliaia di persone sono state arrestate e in cui numerosi provider locali sono stati ridotti alla completa immobilità. La luce dei servizi Internet pare ora essere tornata nelle zone a nord ovest della Repubblica Popolare, anche se con ritmi lenti, un passo alla volta, a seconda del definitivo giudizio delle autorità. Leggi il resto di questo articolo »
D’ora in avanti un comune cittadino della Cina continentale non potrà più aprire un sito web, la facoltà di registrare un dominio sarà garantita esclusivamente a società ed organizzazioni. Stando a quanto illustrato dal centro per l’informazione cinese, il modello online per inviare la richiesta di registrazione ai provider verrà accantonato in favore di un modello compilato rigorosamente a mano. Tra i documenti che dovranno essere presentati, la licenza commerciale prevista per le aziende, ovviamente impossibile da avere per un comune cittadino. I provider coinvolti saranno semplicemente quelli autorizzati dalle autorità.





